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Vulvodinia e Menopausa. Bruciore vaginale e dolore ai rapporti: non dipende solo dalla carenza di estrogeni

Vulvodinia e Menopausa

05/05/2015

Sei una donna in menopausa con problemi di bruciore vaginale?

I rapporti sono sempre dolorosi o non riesci più ad averne proprio a causa del dolore e non hai più desiderio sessuale?

Non sopporti il contatto con la biancheria intima, provi fastidio vaginale quando stai seduta, tutti i tipi di detergente intimo ti provocano irritazione?

Avverti una sensazione di scosse elettriche, o di punture di spillo nella zona vulvovaginale?

Hai fatto tamponi vaginali, pap test o colposcopie che hanno escluso infezioni vaginali, e hai fatto diverse terapie per curare la secchezza vaginale dovuta alla menopausa (Terapia ormonale sostitutiva, creme o ovuli vaginali a base di estrogeni, o isoflavoni di soia, o acido ialuronico,ecc.) ma continui ad avere sempre gli stessi disturbi?

La tua vita sessuale è inesistente e la tua vita di coppia è diventata problematica?

Ti senti incompresa da tutti, anche dai medici che magari ti dicono che dipende da un tuo problema psicologico?

Se hai risposto affermativamente alla maggior parte di queste domande potresti essere affetta da vestibolodinia o vulvodinia.

Le donne in menopausa che presentano sintomi caratterizzati da dolore vulvare cronico e bruciore vaginale spesso hanno dal loro medico una unica interpretazione diagnostica per questi disturbi invalidanti: vulvovaginite atrofica dovuta alla carenza di estrogeni, una situazione che si verifica normalmente quando si entra in menopausa. 

Anche se nella maggior parte dei casi questi sintomi associati a volte anche a prurito, fastidio e irritazione vulvovaginale sono dovuti allo stato ormonale menopausale, bisogna sempre escludere la possibilità che la donna sia affetta anche da una vestibolodinia o una vulvodinia.

Di solito la vestibolodinia o la vulvodinia insorge nelle donne in età fertile, ma può presentarsi per la prima volta anche nelle donne in menopausa.

Quando la vestibolodinia o la vulvodinia è ad insorgenza tardiva, in una donna in menopausa, può essere confusa con i sintomi vulvari e vaginali causati della perdita di estrogeni. 

La diagnosi di vulvodinia dovrebbe soprattutto essere presa in considerazione in donne in menopausa che mostrano inizialmente segni di atrofia urogenitale, ma  che ancora continuano a presentare questi sintomi, nonostante una adeguata e corretta assunzione di una terapia estrogenica locale vaginale.

 Dato che la ricerca scientifica ha evidenziato che questa malattia colpisce non solo le donne in età fertile ma anche in quelle in menopausa, i medici dovrebbero considerare la possibilità di una vestibolodinia o una vulvodinia nelle donne che denunciano da almeno 3 mesi di dolore bruciore e fastidi vulvare una volta escluse altre eventuali patologie (lichen scleroso, sindrome di Sjiogren ecc,).

E’ importante tenere presente che nelle donne in menopausa vanno valutati anche una serie di fattori aggiuntivi quando si deve elaborare una strategia terapeutica, come le malattie croniche, piuttosto frequenti da ritrovare nelle donne più anziane, e i farmaci che assumono per curare queste malattie, che aumentano la possibilità di interazioni farmacologiche e l’incidenza di effetti collaterali.

In questi casi è necessario stare molto attenti e usare dosaggi farmacologici più bassi, e seguire la paziente in equipe con gli altri specialisti che curano le altre patologie che vanno informati sempre riguardo la vulvodinia e le cure necessarie assunte.

La coesistenza della condizione di atrofia vulvovaginale dovuta alla carenza di estrogeni menopausale con la vestibolodinia o la vulvodinia, necessita anche di una terapia ormonale locale o per via sistemica, o non ormonale laddove ci fossero delle controindicazioni, in aggiunta alla terapie per la vulvodinia.

Cause della vulvodinia

Ci sono tre fattori implicati nell’insorgenza di questa malattia:

1) L’ipertattivazione del mastocita: Il mastocita è una cellula che fa parte del nostro sistema di difesa immunitaria e produce alcune sostanze che provocano rossore, bruciore gonfiore e dolore, e un fattore di crescita dei nervi (Nerve Growth Factor NGF) che aumenta il numero delle terminazioni nervose del dolore, amplificando quindi la sensazione del dolore.

I fattori che scatenano l’iperattivazione del mastocita sono vari, alcuni esempi sono:

- Le vaginiti ripetute da candida, gardnerella, escherichia coli,HPV ecc. che si verificano più frequentemente dopo l’assunzione di antibiotici o se ci sono problemi di stipsi cronica

- I microtraumi sulla mucosa del vestibolo dovuti ai rapporti sessuali, specie se avvengono in presenza di scarsa lubrificazione o secchezza vaginale, che può dipendere dall’uso della pillola, mancanza di eccitazione, dalla presenza del dolore alla penetrazione che inibisce la lubrificazione, o dovuti all’uso di indumenti stretti (jeans, perizoma ecc.).
Questi microtraumi danno la sensazione alla paziente di avere “dei taglietti” che effettivamente possono essere poi riscontrati alla visita, (sono in realtà delle microabrasioni) nella regione vestibolare.

- Abitudini alimentari sbagliate, igiene intima scorretta, abbigliamento inappropriato, ecc.

2) L’ipertono del muscolo elevatore dell’ano:

L’ipertono dei muscoli che circondano la vagina, in particolare del muscolo elevatore dell’ano può essere:

A) Primario: cioè comparire fin dall’inizio dell’attività sessuale e quindi essere presente prima dell’inizio della vestibolite vulvare (vaginismo), o anche prima dell’inizio dei rapporti manifestandosi ad esempio con la difficoltà ad inserire gli assorbenti interni a causa del dolore.

B) Acquisito : compare come risposta di difesa nei confronti del dolore provocato dall’infiammazione.

La contrazione del muscolo diventa essa stessa causa di dolore, quindi più si è contratte, più si sente dolore.

3) L’ipertattivazione dei meccanismi del dolore:
Si instaura a causa dell’aumento delle terminazioni nervose del dolore indotte dal mastocita (produce il NGF), e perché si verifica una maggiore sensibilità agli stimoli dolorosi, indotti dall’abbassamento della soglia del dolore, dovuta alla cronicizzazione del dolore stesso, che tende a peggiorare se subentrano ansia e depressione causate dalla persistenza dei sintomi.

In pratica più dura a lungo la sintomatologia dolorosa, più la paziente avverte dolore.

Da alcuni studi è emersa la presenza anche di ulteriori caratteristiche riscontrate nei soggetti affetti da questo tipo di malattia:

a) Diminuzione dei recettori per gli estrogeni a livello vestibolare

b) Riscontro di un polimorfismo genico, responsabile di: riduzione della capacità di bloccare l'infiammazione, amplificazione dei meccanismi dell’ infiammazione, riduzione della capacità di combattere l’infezione determinata dalla Candida albicans

 

Come si fa la diagnosi?

La diagnosi deve prima di tutto basarsi sull’esclusione di altri tipi di malattia che possono dare una sintomatologia simile, e dalla presenza e persistenza dei sintomi nella paziente da almeno tre mesi.

Dopo aver effettuato l’esame obiettivo, i tamponi vaginali e cervicali per verificare la presenza di infezioni, esami urine, urinolture nel caso di cistiti, ecc. è necessario fare una colposcopia e osservare con attenzione la regione vulvare tramite la vulvoscopia, che ci permette di rilevare, eventualmente, la presenza di altri tipi di malattia.

Sarà opportuno affrontare la diagnosi con un approccio multidisciplinare, che prevede cioè il coinvolgimento di diverse figure professionali oltre al ginecologo, come il dermatologo, il gastroenterologo, l’urologo, lo psicoterapeuta ecc.

E’ necessario prima di tutto escludere:

1) Infezioni vulvovaginali: Candida, germi comuni, Herpes,HPV, ecc

2) Malattie dermatologiche: Lichen sclerosus, lichen planum, ecc.

3) Tumori vulvari

4) Lesioni neurologiche: Cisti  del nervo pudendo (di Tarlov), esiti post-traumatici del nervo pudendo (Sindrome del canale di Alcok), ecc.

5) Malattie di pertinenza urologica

L’approccio multidisciplinare è fondamentale perché questo tipo di malattia non coinvolge solo un organo, ma diversi organi, ed è quindi la via più giusta per affrontare con successo questa malattia.

Esiste poi un test particolare per poter fare la diagnosi di vulvodinia oltre agli aspetti clinici e la durata dei sintomi lamentati dalla paziente che è lo

Swab Test
Conosciuto anche come test del cotton fioc, o test di Friedrich, è un esame utilizzato per valutare la sensibilità del vestibolo vaginale. 

In genere attraverso l’uso di un cotton fioc, nelle pazienti con sospetta vestibolodinia o vulvodinia. La pressione o lo sfioramento di determinati punti vestibolari con il cotton-fioc evoca nella paziente una reazione di dolore o fastidio esagerata rispetto all'entità dello stimolo.

Terapie per la vestibolodinia e la vulvodinia

Le strategie terapeutiche vanno personalizzate e sono specifiche per ogni paziente.

E’ di fondamentale importanza l’approccio multidisciplinare, come nella diagnosi, anche nella terapia di questo tipo di malattia, con il coinvolgimento di più figure professionali

I trattamenti devono agire sui meccanismi che sono responsabili della sua insorgenza e quindi sono rivolti a:

- Ridurre l’attività del mastocita
- Rilassare i muscoli che circondano la vagina
- Modulare il dolore

In particolare vengono utilizzati:

1) Farmaci per uso topico:

- Anestetici Locali (es.lidocaina)
- Estrogeni in crema
- Aliamidi

2) Farmaci attivi sui mediatori del dolore

- Antidepressivi triciclici (es. amitriptilina)
- Anticonvulsivanti(es.gabapentina,pregabalina)
- SSNRI (duloxetina,venflaxina)

3) Riabilitazione della muscolatura del pavimento pelvico:  

-fisioterapia e biofeedback, protocollo di Stanford,utili in pazienti che presentano alterazioni all’elettromiografia  dei muscoli del pavimento pelvico

4) Elettrostimolazione (TENS)

5) Blocco anestetico del nervo pudendo, eventualmente in associazione con steroidi

6) Intervento chirurgico:la vestibulectomia riservata solo a casi particolari, e da non considerare come un trattamento di prima scelta.

7) Psicoterapia : da effettuare con uno psicoterapeuta e sessuologo per aiutare sia donna che la coppia a superare tutte le difficoltà di natura psicologica e sessuologica che inevitabilmente si vengono a realizzare durante il percorso della malattia

8) Altri trattamenti:
- Agopuntura
- Tecniche di rilassamento
- Massaggi
- Auto massaggi
- Stretching

 

 

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Per approfondire l'argomento Vestibolodinia e Vulvodinia leggi anche:

Bruciore e dolore vaginale, rapporti sessuali dolorosi: i sintomi della vulvodinia

 

Che cos’è la vestibolodinia? E la vulvodinia?

In realtà non sono due malattie distinte, ma sono due fasi diverse della stessa malattia, che in realtà sarebbe più corretto e comodo indicare con un solo termine: vulvodinia.

La vulvodinia è una malattia ancora poco conosciuta, responsabile di una serie di disturbi che rendono la vita di relazione e sessuale delle donne che ne sono affette particolarmente difficile. Fu scoperta per la prima volta nel 1987 dal dott.Friedich.

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