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Prurito vulvare: cause, diagnosi e rimedi

Il prurito vulvare, cioè localizzato a livello dei genitali esterni femminili, è uno dei sintomi che più frequentemente possono capitare nel corso della vita di una donna dall’infanzia alla menopausa, e le cause possono essere di varia natura.

Come si presenta

Il prurito a livello della vulva si può presentare con gradi diversi di intensità, durata ed estensione.

A volte può essere avvertito come come un formicolio o un pizzicore oppure come una sensazione dolorosa, può interessare tutta la vulva o solo una parte.

Può presentarsi anche solo in particolari momenti della giornata, e può peggiorare durante le ore pomeridiane o durante la notte cosa questa che determina anche la comparsa di disturbi del sonno e insonnia con importanti ripercussioni sull’equilibrio psicologico della paziente.

Da un punto di vista clinico è possibile osservare a livello vulvare nella maggior parte dei casi delle lesioni cutanee che anche il solo grattamento può determinare.

In una fase iniziale si può riscontrare solo un semplice arrossamento (eritema) con eventuali lesioni di tipo orticarioide associate ad escoriazioni lineari.

Successivamente queste lesioni possono trasformarsi in lesioni papulose follicolari, coperte da croste nerastre e sanguinanti, lesioni queste che possono infettarsi dando origine a delle piodermiti.

Con il tempo la cute può assumere un colore diverso più o meno diffuso e il prurito vulvare può associarsi a un ingrossamento dei linfonodi locali, come reazione aspecifica,  non necessariamente dovuto a una superinfezione.

Il prurito stesso di per sé può essere la causa di insorgenza di lesioni più o meno pigmentate con aspetti di vario tipo, papulosi, a placche più o meno infiltrate tipiche dei processi di lichenificazione.

La diagnosi e le cause

La diagnosi inizialmente si basa sulle condizioni che possono aver scatenato il prurito vulvare, oltre che sul quadro clinico.

I fattori scatenanti possono essere indumenti di lana, il freddo o il caldo e sostanze irritanti (detergenti intimi, detersivi usati per lavare la biancheria intima, ecc.).

Quando ci si trova di fronte a situazioni tipiche causate da vulvovaginiti di tipo infettivo (da Candida, Trichomonas, Gonococco, ecc.)  ci sono dei quadri inconfondibili che agevolano la diagnosi.

Altre volte ci sono cause dermatologiche abbastanza caratteristici che facilitano la diagnosi: psoriasi, lichen, sifilide, condilomi, pemfigo, ecc.

Ma la diagnosi comunque non sempre è facile quando si giunge all’osservazione del medico tardivamente quando al quadro iniziale si sono sovrapposte le sequele delle lesioni da grattamento, o dall’uso di medicamenti “fai date” non consigliati dal medico dopo una visita accurata.

In questi casi si giungerà alla diagnosi definitiva solo procedendo per tappe escludendo di volta in volta varie possibili cause come:

- Infestazioni da ossiuri

- Parassitosi come pediculosi (pidocchi) inguinale, scabbia

- Scarsa igiene

- Irritazione dovuta a saponi, creme, lavande, ecc.

- Sensibilizzazione da indumenti

- Lesioni vulvari di tipo distrofico o atrofico legate ad esempio alla menopausa

- Forme psico-somatiche

Per la diagnosi andranno poi considerate anche cause generali che potrebbero essere responsabili del sintomo prurito vulvare, come diabete, allergie, disordini endocrini,carenze vitaminiche,ittero col estatico, gotta, leucemie, cause tossiche.

Il trattamento e i rimedi

Il trattamento sarà diverso a seconda della causa che l’ha scatenato ovviamente.

In tutti i casi comunque sarà bene evitare di assumere a scopo sintomatico prodotti che abbiano caratteristiche sensibilizzanti (profumi, coloranti, ecc.) o farmaci (antistaminici, cortisone, ecc) senza aver consultato il vosto medico.

Inoltre sono utili alcune regole da seguire in caso di prurito vulvare.

Per quello di natura infettiva:

- effettuare una corretta igiene intima

- utilizzare il profilattico

- tenere regolare la funzione intestinale al fine di stabilire un equilibrio della flora batterica intestinale e vaginale, attraverso un’alimentazione corretta, l’attività fisica regolare, e bevendo acqua oligominerale in quantità adeguata

- assumere fermenti lattici

- indossare biancheria intima in cotone, utilizzare assorbenti o salvaslip ipoallergenici ed evitare gli indumenti stretti

Per quanto riguarda il prurito vulvare da carenza di estrogeni, tipico da riscontrare in menopausa, fatevi consigliare dal ginecologo una cura appropriata che potrà essere di tipo ormonale o non ormonale e comunque ricordate di bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno perché anche una buona idratazione è importante per le mucose e la pelle vulvovaginale.

Autore:

Dott.ssa Vincenza De Falco, Specialista in Ginecologia e Ostetricia

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